Contributi al Seminario di Sinistra Democratica del 5/6 Dic. 2008:
V. Vittori
Seminario organizzato da Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo
Una proposta di governo per Livorno-Collesalvetti.
5-6 dicembre 2008
Introduzione di Vittorio Vittori Capogruppo SDSE Comune di Livorno
Siamo di fronte ad una crisi degli assetti finanziari del mondo (la forma moderna del capitalismo) dagli esiti ancora imprevedibili; si fa acuta in conseguenza dei nuovi equilibri del mondo la crisi energetica. L’economia materiale e con essa il lavoro e la condizione materiale delle persone scontano già oggi pesanti conseguenze.
L’inflazione è in crescita, in modo particolare su beni di prima necessità, ed erode salari, stipendi e pensioni; si allarga ulteriormente la forbice tra le classi ed i ceti sociali.
Gli indirizzi di governo del centrodestra accentuano, invece che contrastare, i fattori di restrizione del mercato interno (nessun sostegno a salari e pensioni); la produttività delle imprese non viene cercata sul terreno dell’innovazione e della ricerca, ma dello sfruttamento della forza lavoro.
Il senso di insicurezza dei cittadini si accresce.
La tenuta sociale e civile del paese è messa a dura prova, aggravata da campagne politiche e mediatiche, che dai rom all’immigrazione, ai “fannulloni” tendono a costruire i bersagli contro cui indirizzare il risentimento dei cittadini.
Livorno è dentro questa crisi: i dubbi che sembrano maturare da parte dell’Eni sulla volontà di confermare gli investimenti sulla Raffineria si inseriscono in un quadro già contrassegnato in grigio dalla vicenda ex Delphi, che deve conoscere una risposta, dal riemergere di situazioni di difficoltà nella componentistica.
Non si risponde alla crisi con la mera difesa dell’esistente; bisogna pensare il futuro, bisogna mettere in discussione anche le stesse modalità di approccio finora seguite.
Se l’Assistenza e la Misericordia oggi svolgono un servizio integrato, sarebbe bene che anche Comuni e Provincia fossero capaci di altrettanto.
Al 31 dicembre 2007 in epoca di vacche “grasse” per Livorno-Collesalvetti ci dice l’IRPET il tasso di disoccupazione era del 7,6%, il tasso di occupazione del 48%; il 60% degli occupati si trova nel settore terziario, il 20% si trova nella Pubblica Amministrazione, la restante percentuale raggruppa i lavoratori del settore industriale.
L’IRPET ipotizza per il 2008 crescita zero della ricchezza prodotta sul nostro territorio (neanche l’ammortizzatore delle pensioni aiuta più) e addirittura -0,1% nel 2009.
Le previsioni macroeconomiche sono da urlo: 200 famiglie in più sotto la soglia di povertà entro il 2008, 750 posti di lavoro in meno nel 2009, 960 euro in meno di reddito a nucleo familiare nel 2009.
Questi numeri li dobbiamo prendere per quello che sono: previsioni statistiche; se la situazione rimane questa i risultati saranno questi. La politica ha lo scopo di invertire questa rotta dimostrare che il mercato si può governare.
Da Obama prima di tutto può venire la svolta; il suo piano di aiuti all’industria, finalizzata ad una riconversione ecologica dell’auto può costituire una grande opportunità di innovazione per la stessa industria europea. In Europa si è aperto un confronto difficile: le posizioni della Merkel, ma anche quelle di stampo keinesiano di Gordon Brown ecc.; credo si possa nutrire una fondata speranza che le cose possono volgere al meglio, od al meno peggio, anche da noi.
Se in Europa e nel mondo cambia il vento, anche Berlusconi ne dovrà tenere di conto…. per il momento pare non tenerne alcun conto. La decretazione a sostegno di imprese, famiglie e meno abbienti, non è inadeguata, costituisce una beffa per quanti sopportano il peso maggiore della crisi; uno schiaffo al buon senso, tutto il contrario di quello di cui ci sarebbe bisogno, manifestazione di totale estraneità alla cultura di governo media dell’Europa, governi di centrodestra compresi, la decisione di togliere le detrazioni fiscali per il risparmio energetico o quantomeno, accortisi della frittata, di limitarne per il futuro l’accesso ad un tetto di spesa; giusta, pienamente condivisibile la decisione della CGIL di mantenere la decisione dello sciopero generale per il 12 dicembre, per la cui piena riuscita siamo impegnati.
La gravità della crisi sta nel mutamento dei rapporti sociali; si sta allargando la forbice tra ricchi e poveri, e lo stesso ceto medio ne rimane schiacciato. Dobbiamo dire che la proletarizzazione ulteriore del ceto medio mette a ulteriore rischio il livello di coesione sociale e civile.
Facciamo attenzione anche al movimento più nuovo che ci ha incrociato in questi mesi:quello degli studenti.
A differenza di altre, più correnti interpretazioni, io vedo analogie e differenze col ‘68 che a quarant’anni di distanza qualche riflessione suscitano.
Non confondiamo il ‘68 con gli anni successivi; il ‘68 fu anch’esso un movimento apartitico che poneva domande di senso alla politica, era l’espressione di una crescita della società che con la scolarizzazione di massa realizzatasi nel corso degli anni ‘60 poneva il tema di ulteriori riforme della società che evitassero che questa crescita fosse fonte di nuove contraddizioni (la proletarizzazione dei nuovi strati intellettuali, che si venivano formando, il fenomeno nuovo e inedito della disoccupazione intellettuale). Il merito del ‘68 fu di aprire la strada a nuovi movimenti, a nuove riforme favorito anche dal clima economico, sociale e politico dell’epoca, ma inevaso rimase questo tema che costituì la base strutturale ed ideologica delle aberrazioni terroristiche degli anni ‘70.
L’Onda (un movimento in cui si ritrovano temi e culture sessantottine e temi e culture da anni successivi) quando denuncia lo scippo di futuro ci ripropone questa questione; il fallimento dei Consigli congiunti ed aperti rappresenta la perdita di una occasione preziosa, per la quale noi ci eravamo tanto battuti, del centrosinistra livornese di essere un punto di riferimento credibile del movimento.
Abbiamo la prova d’appello dei bilanci e su questo ci tornerò.
L’esercizio della politica, la capacità di mettere in campo soggettività adeguate, alleanze forti e convincenti diventa un dovere nazionale e civile.
Non possiamo pensare né consentire che si pensi che dalla crisi si possa uscire da soli.
Non è una ovvietà nel nostro panorama livornese.
E’il primo punto su cui ci dobbiamo chiarire coi nostri interlocutori.
Noi dobbiamo tenere in gran conto quanto la Regione Toscana va facendo.
Il Bilancio presentato dalla Giunta Regionale prevede 188 milioni in tre anni per la non autosufficienza, la riduzione di tasse automobilistiche per veicoli poco inquinanti e dell’ Irap, per le aziende pubbliche che erogano servizi alla persona senza fini di lucro per l’avvio operativo dei programmi europei ed il rilancio degli investimenti: 360 milioni da fondi europei, 156 dai Fondi nazionali Fas (fondo per le aree sottoutilizzate) e 490 milioni di investimenti regionali.
La Regione ha dedicato una seduta del Consiglio ai temi della crisi ed un convegno a Livorno sull’uso dei Fondi sociali europei: 650 milioni per tutta la Toscana di cui 45 per la nostra Provincia.
L’ANCI ha proposto di rimandare l’approvazione dei bilanci e nel contempo ha chiesto un piano di investimenti nazionali per le infrastrutture e la valorizzazione del patrimonio immobiliare di Comuni e Stato, con esclusione dal patto di stabilità interno delle spese di investimento.
L’anticipazione del termine del 30 aprile per presentare le certificazioni relative al mancato gettito ICI sulla prima casa per prevenire problemi di cassa.
Il Comune di Livorno aspetta ancora 1,8 milioni di euro dai trasferimenti statali per coprire il mancato gettito ICI.
I Comuni con la manovra estiva hanno perso 1,340 miliardi di euro e hanno avuto una decurtazione dal fondo ordinario pari a 200 milioni di euro. Il mancato gettito ICI prima casa è pari complessivamente a 2,864 miliardi euro per il 2008 e 2,604 miliardi a decorrere dal 2009.
Sono stati ridotti 55 milioni per le politiche giovanili, 23 milioni per l’edilizia scolastica, 37 milioni per il trasporto pubblico, 275 milioni sul fondo delle politiche sociali, mentre quello per l’inclusione sociale di 100 milioni.
Quasi 40 mila livornesi su 160 mila sono over 65 anni; 6 mila sono gli extracomunitari censiti sul nostro territorio.
Il ruolo dei Comuni e delle Province è decisivo in una politica anticiclica. Ho il dato delle 11 città metropolitane che contribuiscono per il 21,16% alla creazione del PIL, la maggior parte degli investimenti (il 70%) è fatto nelle città. I comuni sono il tessuto connettivo e la linfa della piccola e media impresa.
Il Sindaco di Livorno, presidente dell’ANCI regionale dopo aver aderito pubblicamente alla posizione dell’ANCI nazionale, ha cambiato idea ed ha deciso di mantenere la scadenza di dicembre per l’approvazione del Bilancio.
Noi abbiamo detto di essere d’accordo, perché avere il Bilancio approvato già da gennaio è un vantaggio per tutti; consente di far fronte ai pagamenti, ai trasferimenti alle imprese che hanno rapporti col Comune quindi anche al lavoro ecc.ecc. Ma abbiamo fatto presente che per la proposta di Bilancio presentata in Consiglio valeva quello che a livello nazionale diciamo della Finanziaria che era stato pensato e scritto in tutto un altro contesto.
Dalle cronache di oggi si evince che qualcosa è stato recepito.
Le priorità anche in relazione ai prossimi Bilanci non possono essere che tre:
a. sostegno a quanti rischiano di perdere o hanno perso o perdono il posto di lavoro.
La politica sociale dei Comuni dovrà ritraguardarsi a questi nuovi fenomeni ma anche la politica della formazione professionale della Provincia. In nessun modo si deve ripetere un caso Delphi; 150-200 lavoratori parcheggiati in cassa integrazione ad aspettare il miracolo di mese in mese. La Regione ha annunciato cambiamenti importanti nella politica della formazione; se finora il 90 per cento della formazione avveniva su progetti e il 10 per cento su buoni a disposizione dei cittadini, da oggi in poi la metà degli interventi si potrà svolgere su indicazione delle necessità più urgenti avanzate dalle parti sociali, il 25 per cento in buoni formativi a disposizione dei cittadini e il restante 25 per cento su progetti.
Si deve pensare a progetti integrati tra Provincia e Comuni in cui si mettono in capo proposte e strumenti formativi per chi è in cassa od in mobilità (anche una campagna generalizzata di alfabetizzazione informatica) e i Comuni si impegnano a sostenere il reddito di quanti partecipano a questi progetti; pensiamo alle garanzie per i mutui per la casa.
Continuo a verificare però atteggiamenti da Assistenza e Misericordia di altre epoche.
b. la Camera di Commercio è uscita dal pluriennale letargo ed ha messo a disposizione risorse per sostenere il credito alle imprese. La Cassa di Risparmio e la Fondazione hanno annunciato anche loro misure analoghe Nelle proposte di Bilancio si possono dare segnali per le stesse finalità. Ma anche qui essenziale è la capacità di dare vita a tavoli comuni per ottimizzare gli interventi e devono essere le Istituzioni locali a promuovere
c. impegno per il tempo pieno e l’autonomia degli Istituti superiori, minacciati dal governo di centrodestra .
Questi temi pongono, a loro volta, il tema della produzione della ricchezza; il Comune ha come leva principale gli strumenti di governo del territorio che significano regolamento urbanistico, partnership nella predisposizione del piano regolatore generale del porto, e quindi piano strutturale, regolamento edilizio, piano della mobilità, indirizzi di politica energetica; quantità e qualità dello sviluppo costituiscono temi dirimenti.
E’ stato avviato il lavoro di predisposizione del P.R.G del Porto, entro dicembre avrebbe dovuto essere avviato il lavoro per la revisione degli strumenti più complessivi. A questi strumenti affidiamo il compito di superare i limiti di autoreferenzialità,e di pensare Livorno dentro la Toscana, l’Europa ed il Mediterraneo
E’ maturo il tempo (eufemismo per dire che siamo in ritardo, ed in colpevole ritardo!) perché tra le forze politiche ed in Consiglio Comunale si apra un confronto sulle prospettive economiche e produttive del territorio, fatto di analisi sulle linee di tendenza, comprese quelle demografiche e sociali che lo attraversano, e di una proposta di direzione di marcia. Il Consiglio Regionale ha svolto un appuntamento di questa natura; non è positivo che nonostante le nostre sollecitazioni, che erano quelle di tutta la maggioranza, a Livorno non si sia ancora colta l’occasione.
Per il Consiglio Comunale di Livorno questo confronto è ineludibile per l’avvio delle stesse procedure di definizione dei nuovi strumenti di governo del territorio.
Le Istituzioni rappresentative (Comune e Amministrazione provinciale) devono integrare i loro interventi e le loro politiche, fare cabina di regia delle politiche di sviluppo del territorio.
Non è più accettabile che politiche economiche, politiche del lavoro, politiche di inclusione sociale e civile non si integrino tra loro; con la consapevolezza che oggi le politiche di inclusione passano da un rapporto con le comunità di immigrati sul nostro territorio.
Non si governa per sommatoria dell’iniziativa di Comuni e Province, si governa sulla base di un progetto politico complessivo e come tale riconoscibile.
Piano Regolatore Generale del Porto e disegno complessivo dei nuovi strumenti di governo del territorio vanno di pari passo. E’ tempo di aprire nel dibattito politico cittadino, questo tema.
La campagna elettorale è aperta, non tanto perché le regole interne al partito di maggioranza impongono la prospettazione delle loro candidature in questa stagione; è aperta perché in questi mesi si devono impostare nelle assemblee elettive indirizzi programmatici decisivi.
La firma dell’Accordo di programma tra Autorità Portuale, Comune di Livorno, Amministrazione Provinciale e Regione per la predisposizione del Piano regolatore generale del porto, costituisce un esempio di scuola di programmazione integrata.
Sarebbe opportuno che queste modalità di collaborazione, oggi necessitate dalla legge regionale, diventassero la regola non l’eccezione. Il carattere innovativo delle prospettive che il PRG apre, richiede, anche una politica concertata tra Amministrazione Comunale, Amministrazione Provinciale, Autorità Portuale e probabilmente anche la Camera di Commercio con il sistema universitario e della ricerca.
Gli anni che stanno alle nostre spalle sono stati anni di crescita delle occasioni di lavoro anche sul nostro territorio, spesso precario, ma reali; penso a tutta la realtà delle riparazioni navali a servizio della nautica da diporto, come delle riparazioni a servizio del porto; migliaia di lavoratori di cui la città non ha avvertito la presenza perchè fanno riferimento a provenienze esterne al mercato del lavoro ufficiale della nostra città.
Nuove occasioni si presentano a breve, (l’esemplare operazione di Guasticce 2, portata avanti dall’Amministrazione Comunale di Collesalvetti; le prospettive che si possono aprire risolte le questioni legate alle bonifiche delle aree industriali per le aree ex Delphi e TRW, risoluzioni che possono dare uno sbocco positivo anche alle nubi sulla Raffineria).
Siamo dentro la nottata della crisi, ma bisogna essere pronti per quando la nottata passerà e lavorare per la nostra parte perché passi prima possibile.
Si è palesata, nel recente passato, una domanda del mercato del mercato del lavoro che non ha trovato sempre risposta nella capacità delle istituzioni locali di organizzare l’offerta di lavoro, abbondante, nella nostra realtà.
In una parola non sono sufficienti politiche di attrazione di realtà economiche e produttive sul nostro territorio, in gran parte peraltro da costruire, se non si accompagnano anche a politiche del lavoro e della formazione che consentano di ottimizzare questi risultati, di rendere chiaro quel mercato del lavoro, e non tradursi in nuovi fattori di squilibrio.
Tutto questo richiede una politica concertata tra istituzioni locali; questo è il salto di qualità che nella nostra realtà dobbiamo realizzare.
Poniamo l’obiettivo di un raccordo permanente tra Comune di Livorno, Comune di Collesalvetti e Amministrazione Provinciale perché in rapporto con la Regione si impostino politiche di marketing territoriale tese a ottimizzare le opportunità economiche e lavorative presenti nel territorio.
Con la firma dell’accordo per la realizzazione del piano regolatore del porto di Livorno e la firma del protocollo d’intesa per la realizzazione di quello di Marina di Carrara la Toscana ha dato il via alla costruzione di quel sistema integrato di infrastrutture che le consentirà di competere con le nuove sfide del mercato globale. La Darsena Europa punto di riferimento della Piattaforma logistica Costiera. Non esiste una Toscana del mare diversa o separata dalla Toscana, con questo accordo la questione dei porti e della Piattaforma logistica costiera si attestano come la chiave dell’economia toscana e non solo; una new economy che grazie all’apertura di una nuova direttrice logistica, farà della Toscana una realtà competitiva in tutta Europa. Occorrerà la collaborazione del Governo e del Parlamento.
Il porto parte integrante del sistema portuale e logistico regionale dovrà avere una funzione di apertura internazionale non solo verso il mare ma anche verso le grandi metropoli europee tramite i collegamenti da realizzare grazie al completamento dell’Alta velocità/Alta capacità ferroviaria e del corridoio plurimodale tirrenico. In particolare il nuovo Piano regolatore che ha l’obiettivo di realizzare la Darsena Europa recuperando nuovi spazi al mare e integrando l’ambito portuale con le aree retroportuali dedicate ad attività logistico-produttive, si inserisce nella logica dello sviluppo delle infrastrutture ed è funzionale alla realizzazione delle autostrade del mare e delle altre tipologie di traffico. Obiettivo a cui concorrono anche la realizzazione dei collegamenti ferroviari per il potenziamento delle connessioni tra porto labronico, Darsena Europa, interporto di Guasticce e nodo di Pisa; su questi la Regione ha dato la propria disponibilità a compartecipare alla loro realizzazione con i Fondi europei Fesr e in tal senso sta spettando una risposta da FS che deve garantire le restanti risorse necessarie.
Discendono da qui diversi impegni per i soggetti firmatari. Il Comune di Livorno si è impegnato, entro 6 mesi dalla sottoscrizione dell’ accordo, ad avviare la revisione generale del Piano Strutturale e, contestualmente, la variante anticipatrice al Piano strutturale per il PRP. Ciò deve consentire di approvare il nuovo piano regolatore del Porto in tempi brevi; tempi che lo stesso accordo fissa in 30 mesi. Devo ripetere che questi tempi sono già saltati?
Da parte sua, la Provincia di Livorno si impegna a far propri, nella redazione del nuovo Piano Territoriale di Coordinamento, i contenuti dell’Accordo, mentre l’Autorità Portuale si impegna ad elaborare, sulla base degli indirizzi concordati nell’ Accordo ed in coerenza alle Linee guida del Ministero delle Infrastrutture del giugno 2004, il progetto di Piano Regolatore Portuale.
Altro punto rilevante è la possibilità, prevista nello stesso accordo, che l’Autorità portuale possa definire lo stralcio di Piano regolatore relativo all’espansione a mare del porto per la realizzazione della Piattaforma Europa e lo stralcio relativo alla Stazione Marittima, attivando anche le procedure di partenariato pubblico privato previste dal D. Lgs. 163/2006, che dà appunto la possibilità di attivare risorse private per finanziare opere pubbliche, accelerando quindi la loro realizzazione.
Qui se non vado errato trovano risposta le preoccupazioni che Massimo Paoli periodicamente solleva sull’intreccio tra finanziamenti privati e procedure di evidenza pubblica. .
Parte integrante dell’Accordo gli Allegati riguardanti le azioni strategiche, gli indirizzi operativi per il Porto e le fasi e le procedure per passare da un atto di impegno programmatico, ad un Accordo di Pianificazione, cioè ad un atto di contenuto urbanistico, dando contestualità e omogeneità agli atti dei singoli enti, in modo la accelerare le procedure di approvazione dei piani.
L’asse portante del progetto per la Livorno degli anni a venire è costituito dal lavoro cui dovrà approdare la predisposizione dei nuovi strumenti di governo del territorio.
Siamo di fronte alla definitiva consumazione degli strumenti di governo del territorio vigenti, che fanno riferimenti a studi che risalgono al 1993-94; con indirizzi programmatici che si relazionavano alla chiusura dell’utilizzo di aree PEEP, all’impostazione del Nuovo Centro, alla riqualificazione dei Quartieri Nord..
Se si deve dare una valutazione complessiva di quegli strumenti, si può ragionevolmente sostenere che di fronte alla crisi industriale e produttiva della città, la scelta del mattone dell’espansione edilizia ha rappresentato la risposta della politica a questa crisi: da un lato Montenero dall’altro la Porta a Terra.
Non do giudizi di valore retrospettivi: quelli vanno dati per avere valore politico al momento.
La globalizzazione ha prodotto una situazione nuova di ritorno al locale, che va affrontata con politiche adeguate. Il discorso sulle città merita una serie di riflessioni cui Livorno non è estranea..
Negli ultimi venti anni a un ripensamento sui e dei centri storici si è accompagnata la periferizzazione delle città.. I nuovi quartieri si sono rivelati dei dormitori e le zone commerciali luoghi di solitudine nella folla di uomini e nell’ammasso di merci.
Quartieri come la Leccia e la Scopaia hanno queste caratteristiche, come d’altra parte la stessa Porta a Terra. Entrambi sono spazi del tutto privi di una loro autonomia di vita, dipendenti da un centro sempre più caro, sempre meno popolato che ha finito per attrarre il disagio e diventare meno “sicuro” parola che sta assumendo troppi e contraddittori significati.
La realizzazione della Porta a Mare ha rappresentato lo strumento di accompagnamento ai processi di trasformazione dell’industria cittadina della cantieristica navale.
Abbiamo bisogno di una rivisitazione culturale degli strumenti urbanistici:
o la città non è cresciuta numericamente come le previsioni del 1993 dicevano;
o siamo di fronte ad una diversa composizione città: siamo passati da 800 a 6000 immigrati;
o sono incrementati i flussi verso le zone esterne.
E’ modificata la struttura della composizione sociale della città.
Abbiamo registrato diminuzioni delle attività industriali e sbilanciamento nel rapporto con i servizi.
La opulenza in città è aumentata insieme ai depositi ed ai consumi di lusso; nel contempo si sono aggravati gli squilibri sociali, la forbice tra chi sta meglio e chi sta peggio.
Il 27% del reddito è da pensioni, l’ evasione è alta (commercianti sotto 50 mila euro).
Occorre interpretare le nuove esigenze che avanzano:
o fine espansione abitativa della città
o edilizia sociale
o lavoro e qualità del lavoro e dello sviluppo
o definire questione traffici porto
o politica energetica
Il nuovo strumento urbanistico deve tenere conto di tutto ciò.
Su qualità lavoro e qualità servizi, abitare sociale, occorre definire i parametri di qualità.
Porto:
Nell’incontro tra Porto e città ridefinizione di spazi non valorizzati
Questione collegamenti ferroviari viari etc.
Difesa costa e colline
Utilizzo del territorio a ridosso FIPILI per sviluppo
La definizione delle relazioni con Comune Collesalvetti-
Occorre un piano che preveda parcheggi, riorganizzazione trasporto pubblico, ed il rapporto con il mezzo privato.
La prospettazione della delocalizzazione dell’Ospedale prendiamola in questa fase per quello che è: un ballon d’essai da non prendere sul serio, e da denunciare come tale.
La produzione della ricchezza porta dritto al ruolo delle Aziende di servizio pubblico. L’eredità di governo locale di questo quindicennio è stata infelice, per così dire; aziende tutte con deficit.
In questo mandato si sono poste condizioni per il risanamento e la qualificazione di AAMPS e ATL; la condizione di ASA non solo non è stata risolta, ma per molti versi si è aggravata.
Le politiche di impresa impostate e condotte in questi anni si sono rivelate un fallimento.
Nel 2010 ci sarà una nuova gara per la gestione delle reti. Se non si va a misure di consolidamento industriale che consentano ad ASA di scollinare questa scadenza, nel 2011 di ASA non si parlerà più.
Mentre la nostra attenzione dovremo rivolgerla ai nuovi quartieri Leccia e Scopaia, come luoghi in cui costruire forme adeguate di vivibilità e di coesione, alla qualità di ciò che si realizzerà nel quartiere S. Martino, a Salviano 2; richiamiamo qui il valore strategico, di governo, di quanto si è fatto e si deve ancora fare per i quartieri Nord, il valore dei progetti per piazza del Luogo Pio e quanto con la nostra azione di Sinistra Democratica si è fatto nella impostazione della variante di S. Martino.
Progetto Centro.
In questa parte della città si addensano le contraddizioni di scelte che hanno guardato ad uno sviluppo urbano impostato su una polifunzionalità e policentricità di servizi. Sul Centro abbiamo una specifica elaborazione da parte dei compagni del Circolo alla quale rimando..
La costruzione di nuovi quartieri ha incentivato l’uscita dal centro di popolazione che è stata sostituita da popolazione di più recente immigrazione; la scelta della Porta a Terra è da verificare quanto ha influito sul commercio nel centro, ma certo la Multisala ha determinato uno spostamento di interesse del pubblico dal centro alla periferia.
La correzione della linea della città policentrica, operata da questa Amministrazione, consente di ripensare la stessa politica per il Centro.
Il Centro per essere vivo ha bisogno di essere vissuto ed abitato:
o la scelta del completamento della riqualificazione della Venezia (Piazza del Luogo Pio ecc.);
o il trasferimento alla Stazione Marittima del Mercato di Piazza XX Settembre, il trasferimento del Mercato dell’Antiquariato da piazza Cavour nella Venezia;
o la prossima riapertura della struttura del Cisternino;
o la prossima inaugurazione della Libreria Edison .
Il Centro ha bisogno di una abitabilità trasparente. E’ nel Centro che si addensa il fenomeno degli affitti in nero di cui sono vittime gli immigrati; affitti in nero, addensamento abitativo costituiscono la base di situazioni di disagio e di comportamenti che creano difficoltà alla stessa convivenza civile. Il riferimento alla legalità vale per tutti, italiani compresi.
Occorre intervenire con decisione su questo terreno, insieme al rafforzamento di strumenti di integrazione come i mediatori culturali.
La decisione del Consiglio Comunale di un impegno dell’Amministrazione Comunale di concerto con l’Amministrazione Provinciale per la delocalizzazione nell’area del quartiere S. Martino degli Istituti Tecnici apre la possibilità di pensare nelle aree di via Galilei strutture a servizio della qualità del vivere nel centro e nella città.
Il Centro come struttura vitale comporta l’esistenza di una struttura commerciale qualificata.
Il Mercato Centrale costituisce il fulcro della struttura commerciale del centro; il prossimo completamento della sua ristrutturazione restituisce alla città un bene di inestimabile valore storico, architettonico e commerciale.
La valorizzazione del ruolo commerciale del Mercato Centrale richiede la sua articolazione e specializzazione merceologica e l’allargamento delle ore di servizio ai cittadini anche al pomeriggio.
Questa del resto è la domanda non solo dei cittadini, ma anche di quelli imprenditori che hanno fatto la scelta di investire sul rinnovamento del mercato.
Fa parte della piena valorizzazione del Mercato Centrale il pieno utilizzo della struttura e della sua volumetria. La qualificazione della struttura commerciale del Centro richiede una riflessione sui processi in atto nell’area commerciale di via Buontalenti e di via del Cardinale, via del Giglio. Va capito che cosa significa la penetrazione straniera in questa rete; indispensabile decidere del futuro della struttura dell’ambulantato di via Buontalenti.
Via Buontalenti, Via del Cardinale, Piazza Cavallotti, via del Giglio costituiscono un asse di presenza dell’ambulantato abusivo degli immigrati che pone problemi di criticità crescenti, come da impegni assunti dall’Amministrazione; più in generale va superata nella nostra città la realtà dei “fazzoletti”
Immigrati sono sempre più attivi nel mercato del lavoro livornese.
Livorno è sempre più una realtà plurietnica e plurinazionale; occorre pensare ai diritti ed ai conseguenti doveri di chi partecipa alla sua vita; diritti di cittadinanza compresi sempre meno accettabile che Comune e Provincia non siano in condizione di lavorare a progetti integrati delle politiche di inclusione, che possano suscitare l’iniziativa delle stesse forze sociali, culturali ed economiche cittadine. Il fenomeno dell’immigrazione costituisce una dei grimaldelli più significativi usati dalla destra per rompere il consenso della sinistra tra gli strati popolari, come conseguenza peraltro della rottura sociale e civile operata da questa presenza. Noi non dobbiamo considerare questa immigrazione un valore; questo è buonismo, ideologia liberaldemocratica che nasconde il fatto che gli l’immigrazione,questa immigrazione è frutto delle guerre,del terrorismo,dei cambiamenti climatici indotti dall’Occidente.
Gli immigrati non vengono da noi per loro libera scelta, ma perché spinti dalla disperazione ed è folle pensare che una legge o delle motovedette possano limitare o impedire questo fenomeno; da qui deve nascere un sentimento di solidarietà verso questa umanità.
Tutti noi vogliamo e ci battiamo con minore o maggiore coerenza per rimuovere le cause che stanno a monte di questo fenomeno, ma gli immigrati sono qui e sono una realtà.
La Regione Toscana ha predisposto una legge di grande civiltà l’assistenza sanitaria agli immigrati, clandestini compresi; nel dibattito tanto per mettere i puntini sulle i, l’assessore Salvadori ha avuto modo di ricordare che già oggi gli immigrati in termini di tasse contribuiscono in Toscana se non mi ricordo male per cinque volte di più di quanto ricevano in termini di servizi.
La legge contribuisce a mettere in chiaro quanto oggi ancora sta in una zona scura garantendo diritti di cittadinanza.
Questo è il punto affermare,e riconoscere, che la società oggi è più articolata, più diversa dal passato.
Ed a questo proposito si pone il tema del riconoscimento dei diritti che nascono dai diversi orientamenti sessuali. E’ bene segnare tra i limiti di questa maggioranza il non essere riuscita a riformare lo Statuto del Comune e non ci nascondiamo i due punti dolenti su cui siamo andati a sbattere: il riconoscimento della coppie di fatto e gli istituti di partecipazione. Anche il settarismo di Rifondazione e degli altri sinistri ci ha messo del suo.
Sulle fobie che stanno dietro il riconoscimento delle coppie di fatto non mi soffermo.
Bisogna porre nei programmi l’attuazione di indicazioni che stanno nello Statuto della Regione Toscana e della L. Regionale in materia di normativa, programmazione e attuazione delle attività territoriali per la prevenzione della discriminazione delle persone gay-bisessuali-lesbiche e transessuali in ambito scolastico, lavorativo e della salute; la costituzione di una taskforce composta da rappresentanti delle istituzioni (Comune,Provincia,Asl…) e rappresentanti dei movimenti .
Questo strumento può diventare la base indispensabile per costruire un percorso lavorativo strutturato su conoscenze reali delle problematiche che portano la popolazione omosessuale ad essere ignorata e perciò discriminata e negata dei diritti.
Sulla partecipazione poche cose. Esistono leggi regionali che chiedono solo attuazione.
Sulle circoscrizioni attenti a soluzioni ingegneristiche (5 invece che 10,3 invece che 5, ecc.);Se esiste un problema di risorse funzionali da mettere a disposizione del decentramento amministrativo e delle stesse circoscrizioni di questo parliamo; evitiamo il solito balletto di discussione sui poteri delle circoscrizioni.
C’è un regolamento che deve essere solo attuato; quante deleghe su progetti sono state affidate ai Presidenti in questi cinque anni?
Conto con questa introduzione di aver dato il senso dei nostri lavori che vogliono contribuire alla conferma della identità di forza del lavoro, dello sviluppo sostenibile, dei diritti di Sinistra Democratica…..
Fabrizio Zannotti
Energia, Acqua e Gas
A livello locale i prossimi anni saranno anni importanti per lo sviluppo della nostra Provincia sotto il profilo dell’ insediamento industriale e di capacità di sviluppo industriale infatti, tanti sono gli aspetti che si intrecciano tra Energia ambiente e Servizi Pubblici.
In un periodo come questo in cui le dinamiche internazionali incidono pesantemente sull’economia occorre realmente ripensare il ruolo dei servizi pubblici locali e di come produrre energia elettrica a basso costo difendendo l’ambiente.
Lo sviluppo industriale infatti non può prescindere servizi efficienti a costi contenuti.
A nostro avviso la diatriba non può esser su quanta industria e quanto ambiente sul nostro territorio, ma il nostro progetto vuole indicare Quale ambiente e Quale industria.
Il Gas Naturale Liquefatto sul quale abbiamo dibattuto in questi anni per i progetti industriali che oggi ci sono sul territorio, si è candidato a un ruolo di rilievo nell’ambito del commercio internazionale di fonti energetiche, questo non significa che fatti i rigassificatori il problema energetico nel paese è terminato.anzi si è sostituita la dipendenza dal petrolio con la dipendenza dal Gas.
A tal proposito occorre essere chiari, se è vero che stime indicano che ben presto il prezzo del gas sarà stabilito dal gas stesso (sganciato dal petrolio), e quindi sarà più vantaggioso laddove ci sono più possibilità di scelta, la possibilità attraverso navi metaniere di non essere legate a pochi soggetti produttori creeranno sicuramente vantaggi economici, ma se i progetti sono avulsi e sganciati dai territori rischiano di non essere accettati e osteggiati dai cittadini stessi.
A Livello Nazionale la presenza di un’adeguata rete di gasdotti, terminali di rigassificazione e impianti di stoccaggio, rappresentano la condizione essenziale per eliminare il gap di approvvigionamento delle risorse del nostro paese.
A tal proposito occorre che a livello europeo quando si discute del trattato di Kyoto si tenga conto delle politiche ambientali messi in piedi in questi anni dalle nazioni.
Nel dire questo mi riferisco al fatto che l’Italia in questi anni ha fatto una politica ambientale molto spinta sull’energia, mentre in molti paesi europei si è investi in centrali a Carbone e Nucleari che hanno prodotto un abbassamento del prezzo dell’energia ma un impatto ambientale maggiore rispetto ai metodi di produzione di energia elettrica Italiana.
Basare infatti tutto solo e soltanto sulle emissioni è a nostro avviso un errore, perchè la politica ambienta si fa anche attraverso la qualità dalla materia prima trasportata (carbone) e sul rifiuto prodotto (scorie nucleari), oggi l’italia deve rivendicare questo fatto che il metodo di produzione italiano di energia è più rispettoso dell’ambiente rispetto ad altri paesi.
Oggi sul nostro territori sono stati presentati bente 3 progetti:
Ø OLT sul territorio Livornese
Ø Il progetto BP – EDISON – Solvay Rosignano
Ø Il Gasdotto Galsi a Piombino
A tal proposito come precedentemente affermato non vogliamo che, come sta avvenendo i cittadini, le istituzioni le parti sociali siamo chiamati solo a decidere su progetti specifici senza conoscere il quadro complessivo di riferimento. Occorre definire strategie e programmi sullo sviluppo industriale delle imprese esistenti sul territorio, nel quale sia chiaro ed evidente il vantaggio sociale, e ambientale per i cittadini e la compatibilità con le altre dimensioni economiche, e solo su queste basi valutare i progetti Migliori.
Insomma o gli impianti oltre ad avere valenza nazionale assumano valenza, sia sotto il profilo ambientale che su quello economico,sotto il profilo dello sviluppo industriale attraverso tariffe contenute e servizi efficienti, o questi non servono all’economia cittadina, ma anzi rischiano in alcuni casi di mettere in discussione anche alcune attività come ad esempio turismo e i porti.
Oggi essenziale e mettere soggetti al tavolo elaborando piani di rilancio economico e di tutela ambientale legati ai progetti stessi, fermo restando che laddove si evidenziasse che i progetti siano oggettivamente superati nei fatti, occorre essere in grado di fare scelte alternative.
Se l’approvvigionamento energetico è importante anche la produzione di energia elettrica oggi è fondamentale per rilanciare il nostro paese.
Investire sull’energie rinnovabili oggi è necessario per rientrare nei parametri di kyoto, attraverso sinergie forti tra soggetti che possono lanciare una nuova politica costruttiva e tecnologica sui nostri territori, e qui l’UE deve fare la sua parte investendo in quei paesi come l’Italia dove la scelta fatta è stata quella di abbandonare alcuni metodi di produzione di energia elettrica che magari riducono le immissioni i aria di CO2 ma producono un impatto ambientale ben più grave.
Se nell’immediato crediamo opportuno creare le condizione per la riconversione, delle centrali di Livorno e Piombino, per il futuro dobbiamo puntare su altre di produzione di energia che puntano più all’auto produzione rispetto a grandi insediamenti industriali.
Oggi sulla nostra provincia ci sono ben 5 centrali Elettriche , una razionalizzazione e una riconversione delle centrali esistenti è condizione essenziale per migliorare la qualità dello sviluppo del territorio, insomma le istituzioni devono costringere ENEL alla dovuta chiarezza per quel che attiene il futuro delle Centrali, ritenendo necessario consolidare i siti produttivi per quanto attiene la produzione di energia elettrica esistenti o quantomeno tentare strade alternative che mirino a migliorare la qualità ambientale dei territori attraverso nuove tecnologie oggi esistenti.
Può sembrare utopia ma oggi si rende più che necessario l’avvio di sperimentazione di materie prime per la produzione di energia elettrica differenti da composti fossili, ci riferiamo soprattutto all’idrogeno, sul quale molta attenzione e risorse dovranno essere investite nei prossimi anni.
Occorre inoltre rivendicare da subito un piano energetico provinciale che stia all’interno del piano regionale in modo da raggiunge l’autosufficienza energetica.
Positivo è il fatto che alcune aziende investano nella energia pulita e rinnovabile, resta inteso che tale energia da sola non basta se non inserita in progetti complessivi locali e regionale.
Da qui la guida politica e la sinergia a,lungo tempo tra produzione “classica” e Produzione “nuova”, I rigassificatori laddove siano partecipati dagli enti pubblici devono servire per puntare a nuove forme di produzione di energia elettriche.
A tal proposito occorre mettere in rete tutti i soggetti pubblici ad esempia ASA, Caslp , ENALP, affinché si crei le condizione per produrre energia elettrica e acqua calda attraverso i tetti delle residenze pubbliche creando le condizioni per un risparmio energetico a medio termine e lungo termine, anche attraverso gli utili di OLT, che al quel punto potrebbe essere digerito meglio anche dalla popolazione.
Sul fronte dello sviluppo e la definizione dei servizi pubblici la Toscana in questi anni non è stata in grado di proporre un proprio assetto industriale per le proprie aziende , diventando, sia sul servizio idrico e sia sul Gas, terra di conquista per i grandi soggetti nazionali e internazionali.
Si rende necessario l’avvio di una discussione a livello quantomeno provinciale o per aree territoriali omogenee per discutere gli strumenti per le gare di affidamento delle reti di distribuzione gas in modo da dimensionare i soggetti in maniera tale da poter competere su mercato mi riferisco i particolare alle società di vendita e ai servizi che andranno a gara.
Nella nostra provincia ci sono 3 aziende che gestiscono il servizio di distribuzione GAS:
- Toscana Energia
- Enel Reti Gas
- ASA Spa
Toscana Energia:
Di queste la società piu grossa a livello regionale è Toscana Energia.
Toscana Energia sviluppa le proprie attività nell’ambito della distribuzione gas attraverso la progettazione e costruzione reti, direzione lavori, collaudi, iter autorizzativi, consulenza, gestione ed esercizio reti.
In particolare, realizza e gestisce metanizzazioni complete, impianti di protezione catodica, cabine di allacciamento per ogni tipologia di utenza, impianti di prelievo, di teleriscaldamento e di cogenerazione.
La Rete Gas della società è caratterizzata dai seguenti numeri:
105 Comuni serviti nelle province di Firenze, Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia e Siena;
44 Impianti di distribuzione;
27 Ambiti tariffari;
70 Punti di consegna IPRM;
10.500 km di rete e allacciamenti al 31/12/2007;
645.000 Punti di riconsegna attivi al 31/12/2007;
1.100 Milioni di m³ di gas distribuito annualmente.
Primo bilancio di Toscana Energia: utile di 9,5 milioni di euro
Il bilancio di Toscana Energia chiude con un fatturato di 70 mln di euro, un margine operativo lordo di 32,7 mln di euro e un utile netto pari a 9,5 mln di euro. Il volume di gas vettoriato è di 986,7 mln di metri cubi, mentre gli investimenti tecnici effettuati nell’anno ammontano a 29,4 mln di euro e i dipendenti sono 443.
Due le operazioni di rafforzamento avvenute nel 2007, l’acquisizione del 20,78% della società di vendita Toscana Energia Clienti S.p.A e la gestione della rete gas in altri 9 comuni della regione (raggiungendo un totale di 105 comuni serviti).
ENEL GAS
I comuni serviti in regime di concessione sono Cecina, Bibbona, Casale Marittimo, Gurdistallo, Montescudaio, Riparbella, Castellina Marittima, Ponteginori, Saline di Volterra, Volterra, Pomarance Montecatini Val di Cecina, Micciano, Libbiano. Nell’ultima riorganizzazione Elen del 2008 l’azienda è stata divisa in 4 Direzioni Territoriali Generali (DTG) in tutta Italia, la Toscana fa parte del DTG Centro. Il nostro territorio sta nella zona Massa e comprende le unita di Cecina a cui fanno capo anche distaccamenti di Grosseto e Pntedera.
Fra le ipotesi allo studio di Enel per la riduzione del debito contratto dopo le campagne acquisti in Spagna e Russia, ad aprile è spunta anche la cessione della rete italiana del gas. E’ l’amministratore delegato Fulvio Conti a spiegarò, nel corso di una conferenza stampa all’International Energy Forum, che la vendita della dorsale del gas “é una delle ipotesi formulate nel nostro progetto di riduzione del debito. Non c’é ancora niente di concreto. E’ una delle ipotesi, ma ne valutiamo altre”. Enel deve fare i conti con un livello del debito da 56 miliardi di euro a fine 2007, dopo le acquisizioni di Endesa, degli asset dell’ex Yukos e dell’offerta sulla genco russa Ogk-5.
Non si può negare comunque che la cessione della rete rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti verso la riduzione dell’esposizione debitoria. Una dorsale di 30.000 chilometri complessivi, che copre circa 1.200 comuni e serve 2,2 milioni di clienti. Asset che nel 2007 hanno consentito ad Enel di distribuire 3,5 miliardi di metri cubi di gas nel Paese, secondo operatore con una quota di mercato dell’11%. Il grosso del network attualmente in pancia ad Enel arriva dall’acquisizione, finalizzata nel 2002 per 1,04 miliardi di euro, della rete del gas precedentemente detenuta da Camuzzi, a cui si aggiungono altre infrastrutture minori.
Questo aspetto porto anche nella nostra provincia a pensare che Enel potesse cedere le proprie reti a Toscana Energia.
ASA
ASA Gestisce le seguenti concessioni in essere, con relative date di scadenza e oneri economici, e le prospettive per il futuro a breve termine:
Comune di Livorno - scadenza naturale del contratto 02.11.2008 – canone annuo pari a 1.240.000 (compresa la rivalutazione richiesta) pari al 21.50% del VRD – proroga al 31.12.2010 (VRD = 5.768.282 €) Comune di Collesalvetti - scadenza naturale del contratto 31.12.2005 – canone annuo pari a 140.000 € pari al 26,71% del VRD – proroga al 31.12.2010 (VRD = 524.087 €)
Comune di Castagneto C.cci - scadenza naturale del contratto 30.05.2008 – canone annuo pari a 112.000 € pari al 36,90% del VRD – (VRD = 303.530 €) proroga al 31.12.2010 deliberata dal Consiglio Comunale con atto n. 73/CC del 30.12.2007 (Delibera con valore contrattuale). L’atto aggiuntivo richiesto in un secondo tempo da ASA alla concessione originaria è stato deliberato dal Consiglio Comunale il 18/12/2007
Comune di S. Vincenzo - scadenza naturale del contratto 16.06.2008 – canone annuo pari a 135.000 € pari al 46,45% del VRD – è stata da poco deliberata una proroga del contratto di concessione fino al 31.12.2010 (VRD = 290.647 €).
Comune di Rosignano Marittimo - scadenza naturale del contratto 14.06.2008 – canone annuo pari a 281.679,77 € (comprende l’attualizzazione richiesta del 3%) pari al 26,61% del VRD – proroga al 31.12.2010 (VRD = 1.058.666 €).
Lo scenario di ASA sulla distribuzione gas:
Da uno studio interno effettuato per simulare un possibile scenario che si verrebbe a creare qualora la delibera venisse recepita tal quale emerge che il nostro ambito (Toscana Costa) sarebbe composto da 111 Comuni appartenenti alle 4 Province (Livorno, Pisa, Lucca, Massa Carrara) su cui sono attualmente presenti società di distribuzione (Toscana Energia, Enel Rete Gas, Italgas, ASA, ACAM, Gesam, SEA, Sermas) per una popolazione residente di 1.295.158 (dato 1999), con 518.000 clienti potenziali ed un valore di energia erogata pari a 35.311.262 GJ.
In questo contesto economico e normativo, si stanno delineando quindi nuovi scenari che vedono coinvolti i player nazionali ed internazionali attualmente operanti nei territori dei futuri ambiti (bacini di utenza) in particolare anche IRIDE e i suoi possibili alleati a seguito della possibile chiusura delle trattative in corso con altri player primari sul mercato nazionale.
Stessa cosa vale per le società di vendita, la sola rendita di posizione campanilistica o la vendita per fare cassa di queste società non aiuta ne utenti ne i territori, a nostro avviso occorre creare le condizioni per alleanze con i grandi soggetti oggi presenti sul territorio.
Il crescente grado di indebitamento dei soggetti gestori del servizio idrico da un lato crea aumento indiscriminato della tariffa, da l’altro crea problemi di ricapitalizzazione continua creando frazioni interne (da un lato i partener privati che fanno solo azioni finanziarie e dall’altro costringono i comuni a continui ricatti), a tal proposito crediamo che sia importante riaffermare la natura pubblica del servizio idrico e la necessità di una sua gestione pubblica autonoma con caratteri industriali, dove non ci siano palesi conflitti di interesse tra chi gestisce e chi controlla.
Servizio Idrico:
La gestione misto pubblico privata non ha prodotto i risultati sperati, infatti i privati che si sono affacciati in questo settore hanno pensa a remunerare velocemente il capitale investito e non ad investire nel settore.
In toscana occorre riaffermare il ruolo pubblico nella gestione di tale servizio, visto che ormai i piani di ambito sono talmente garantisti nei confronti delle società di gestione che da fare in modo che non esista quasi più il rischio d’impresa.
Ormai gli Asset principali regionali sui servizi Pubblici locali si stanno sviluppando su tre ambiti ottimali, resta l’anomalia dell’acqua.
Qui la scelta, non credo che nel medio breve periodo ci possono essere le condizioni per una fusione societaria, ma nel medio lungo periodo è necessario che si provveda a sinergie tra i soggetti gestori che traguardino alla fusione degli stessi almeno in tre ambiti ottimali. Però deve essere la Politica a guidare questo processo e non questo o l’altro soggetto industriale.
Occorre pertanto un riforma del Servizio Idrico integrato a livello regionale, in grado di garantire un servizio qualitativamente superiore e a prezzi contenuti, partendo dalla riforma degli ATO rendendoli indipendenti dalla gestioni.
Per quanto attiene il territorio livornese occore che il sevizio idrico sia sviluppato sotto il profilo tecnologico e innovativo.
Occorre prevedere nei nuovi insediamenti produttivi e abitativi la possibilità di sviluppare gli impianti esistenti adeguandoli allo sviluppo e portare acqua “industriale” per ottemperare a tutte quelle necessità per cui può non essere usata l’acqua potabile.
Inoltre vanno analizzati e sviluppati alcuni aspetti urbani, in particolare occorre pensare a una localizzazione del Rivellino, allo sviluppo del riutilizzo dell’acqua industriale anche a livello cittadino, la possibilità sui nuovi quartieri di creare delle strutture di autoproduzione di energia attraverso le aziende pubbliche del territorio.
Grande importanza assumeranno nel prossimo futuri chi e come gestirà il piano di 260 milioni di investimenti, una quantità di denaro enorme che possono essere utile per il rilancio dell’economia del territorio .
Certo sta che questi investimenti devono collocarsi per un reale e fattivo miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.
Maurizio Bettini(A)
Porto, ambiente sviluppo economico:
Bozza preliminare di discussione per un documento atto a definire un accordo politico di governo locale.
Il mare è una risorsa da preservare e non un bene da sfruttare indiscriminatamente. Le attività economiche legate all’ambiente marino sono molte, variegate e contribuiscono significativamente alla crescita del prodotto interno lordo. Si pensi che il turismo costiero e marino è la prima industria legata al mare, seguito dal settore della pesca. Anche l’efficienza dei trasporti marittimi e dei porti è strettamente connessa, a livello macroeconomico, con il buon funzionamento del sistema paese in relazione con la politica di contenimento dei prezzi.
È ormai nella coscienza dei popoli europei che la preservazione della risorsa di base, il mare, permetterà di migliorare la competitività europea, la crescita economica e lo sviluppo dell’occupazione.
Per raggiungere una maggiore efficienza del sistema paese è oggi più che mai necessario correggere strutturalmente il modello di sviluppo seguito.
Riteniamo che, nel campo dei trasporti, la riduzione dei traffici su gomma a favore della rotaia e del mare sia un obiettivo di sviluppo compatibile con il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Per questa ragione ci sembra di dover trovare un terreno di confronto politico e di alleanza con quelle forze che sono disposte a investire risorse pubbliche nell’incremento delle infrastrutture (capitale sociale fisso) di trasporto ferroviario e marittimo ed anche nei porti.
Il trasporto a corto raggio per mare di merci ha registrato degli incrementi sensibili in questi ultimi anni, ma molto di più potrebbe essere fatto per potenziare il ruolo delle autostrade del mare. Per favorire l’integrazione delle autostrade del mare nei cicli di trasporto più complessi è chiaro che bisogna risolvere questi problemi: 1) la scarsa fluidità di trasferimento del carico da una modalità all’altra; 2) l’insufficiente accessibilità delle rete terrestri, soprattutto ferroviarie, ai porti. Politicamente ciò che deve essere evidenziato è proprio la debolezza, se non la carenza, di infrastrutture proprio nei punti di interconnessione: i porti. Non si tratta di un maleficio del destino, ma di scelte politiche deboli che in passato non hanno saputo convertire una modalità di trasporto, la strada, in un’altra integrata e combinata: il mare e la rotaia. L’impegno di una forza politica di sinistra e di governo è quello di compiere scelte diverse e di riequilibrio.
Quello che bisognerebbe fare è stato più volte messo in evidenza: 1) aumentare l’accessibilità terrestre ferroviaria; 2) incrementare l’efficienza e la flessibilità dei servizi di trasporto ferroviario in termini di numero, frequenza e investendo in materiale rotabile. La difficoltà di realizzare, ciò che in teoria sembra così ovvio, rappresenta al contrario il punto dolente nella costituzione, per esempio, delle autostrade del mare. Occorre molta chiarezza e consapevolezza politica. Chiarezza circa la promozione funzionale dei porti e circa la realizzazione di accosti e banchine dedicate ai traffici roll on roll off. Consapevolezza circa il fatto che specializzazione funzionale dei porti potrebbe significare revisione parziale o completa delle attuali correnti di traffico consolidate in alcuni scali.
Lo sviluppo dei porti è, quindi, un altro tema connesso con la preservazione dell’ambiente marino. Politicamente è giusto sostenere che lo sviluppo economico del porto se non deve essere rigidamente pianificato, non può essere lasciato astrattamente in mano all’azione del mercato.
Oggi il ruolo politico che gli enti locali devono giocare nelle scelte allocative e nella trasformazione produttiva delle aree metropolitane marittime è assai più complesso che in passato. Le ragioni sono le seguenti:
1. l’impatto economico positivo del porto sembra produrre minori risultati rispetto al passato a causa della maggiore libertà localizzativi delle imprese;
2. l’impatto economico positivo sembra diffondersi su un territorio molto più vasto di quello dell’area metropolitana portuale
3. esiste un impatto ambientale e territoriale non sempre positivo che si concentra e cresce nelle aree dove si svolgono operazioni e servizi portuali (inquinamento acustico, degrado paesaggistico ecc.)
La relazione tra porti e sviluppo economico locale è molto più complessa dunque che nel passato e non è univoca. Ossia in passato il porto rappresentava uno dei prerequisiti dello sviluppo. Oggigiorno esiste un rapporto biunivoco in quanto il porto è causa – ma al tempo stesso effetto – dello sviluppo economico.
La dinamica economica dell’hinterland è in grado di influenzare profondamente lo stato di salute di un porto perché la domanda di servizi portuali proviene in primo luogo dalle attività economiche del territorio circostante e lo hanno fatto in questo modo:
v hanno eliminato le rendite di posizione e i fattori di protezione spaziale
v hanno reso ancora più elastico il concetto di retroterra diversificandolo relativamente a ogni traffico di merce
v hanno aumentato la concorrenza tra porti su bacini portuali di assai maggiore estensione
I processi di de-localizzazione industriale e l’intensificazione del commercio internazionale; le innovazioni tecnologiche e organizzative intervenute nel ciclo mare-terra del trasporto; la rivoluzione informatica e delle telecomunicazioni costituiscono le principali variabili che hanno modificato la relazione tra il porto e l’economia del territorio circostante.
A questo punto diventano decisive le scelte politiche di programmazione dell’utilizzo del territorio e di impiego di risorse in investimenti.
Per quanto concerne l’utilizzo del territorio il problema si pone, prima, tra un utilizzo portuale e un utilizzo non portuale e, successivamente, tra le diverse opportunità di utilizzo portuale del territorio:
- uso portuale
v traffici land consuming (contenitori, Ro-ro)
v traffici capital intensive, land intensive (servizi specializzati per certi prodotti: alimentari, componentistica non containerizzabile, componentistica per offshore, impiantistica)
- altro uso
v attività che sfruttano i pregi ambientali (turismo, commercio, esercizi alberghieri, ristorazione, attività sportive e culturali)
v attività che sfruttano le risorse marittime (naviglio a tecnologia più avanzata o a investimento più forte, produzioni e lavorazioni per offshore, per la nautica o per l’industrializzazione della pesca)
v lavorazione di semilavorati provenienti da paesi in via di sviluppo con avanzamento tecnologico e/o proposte di nuovi prodotti
v industrie manifatturiere leggere che costituiscono l’indotto del turismo
v terziario avanzato in campo marittimo (informatizzazione delle attività portuali, progettazione e produzioni legate alla automazione navale e portuale)
Il fattore che, insieme ad altri, ostacola la localizzazione di imprese nei pressi dei porti potrebbe essere il costo di insediamento. Il costo delle aree dipende dalla domanda e dalla pressione insediativa. In questo senso il costo delle aree è condizionato dalle scelte politiche sul tipo di utilizzo portuale che si intende farne.[1]
Politicamente l’efficiente organizzazione dello spazio per le attività portuali e port related (ossia industrie la cui produzione è destinata prevalentemente all’esportazione fuori dall’area metropolitana marittima) è cruciale per volgere lo sviluppo del porto anche a vantaggio dell’economia locale e dell’occupazione locale trattenendovi una parte significativa dei benefici economici.
Nelle scelte allocative dello spazio fra i diversi usi alternativi (portuali e non portuali; e tra i diversi usi portuali) entrano in gioco molteplici attori: la comunità locale (composta di comunità di residenti e comunità degli affari); il bacino di utenza potenziale (non necessariamente coincidente con la regione o con il paese che ospita il porto); l’operatore terminalista; l’autorità portuale che assume il ruolo di agenzia governativa.
Dalle diverse scelte allocative possono nascere molti possibili squilibri e conflitti. Conflitti fra gli obiettivi economici della comunit locale e gli operatori esterni che agiscono secondo logiche loro, rispettabili, che sono le logiche ineluttabili di evoluzione dei mercati su scala mondiale. In questo senso una forza politica ha bisogno di trovare accordi con quelle forze che ritengono opportuno che una parte consistente di ricchezza ricada sulla comunità locale e serva a incrementare l’occupazione con gli investimenti.
Del resto le innovazioni tecniche di movimentazione dei carichi unitizzati hanno accresciuto la produttività del lavoro con ripercussioni occupazionali:
1. i servizi portuali su contenitori e ro-ro esprimono una domanda di lavoro sempre meno rilevante
2. non danno più luogo al complesso intreccio industriale del passato così che gli effetti di moltiplicazione del reddito non sono più rilevanti
3. sempre più servono industrie molto distanti dal porto accentuandone la funzione di intermediazione
Dalle scelte allocative possono sorgere squilibri anche tra gli obiettivi dello sviluppo e la loro sostenibilità.
Ci si deve chiedere allora: che ruolo politico devono avere gli enti locali nelle politiche di sviluppo portuale e di re-industrializzazione?
Gli enti locali devono intraprendere nuovi atteggiamenti che non siano solo di reazione al mercato, ma siano volti a definire nuove politiche sia nei confronti degli operatori del trasporto marittimo sia nei confronti degli operatori del trasporto e della distribuzione continentale.
Realizzare nuovi obiettivi strategici significa:
v spostare l’attenzione dal perseguimento di economie di scala tout court a quello di sviluppare le economie per obiettivi Ossia configurare la flessibilità operativa e la qualità del servizio alle esigenze della clientela. Una clientela che chiede servizi che sono per traffici o poco rilevanti (per destinazione insolita) o singoli in quanto poco standardizzati, ma estremamente importanti in termini di qualità delle funzioni che essi attivano (alimentari, componentistica non containerizzabile, componentistica per off shore, impiantistica)
v considerare il settore tradizione delle merci varie non containerizzabili o delle rinfuse come un comparto sul quale possono darsi importanti stimoli. Il settore merci varie non containerizzabili (grande impiantistica, marmo e lapidei in blocci, legno in tronchi, auto); merci varie in moduli senza utilizzo del contenitore (legname in pacchi, lamiera e carta in rotoli, cellulosa in grandi balle, frutta in cartoni, bidoni, sacchi).[2]
v capire che, in una prospettiva di sviluppo che rifiuta l’idea di rincorrere il gigantismo navale la grande dimensione portuale, la questione più rilevante non è tanto quella dimensionale (essere grandi o essere piccoli), quanto quella relazionale: essere efficienti e ben connessi alle grandi reti.
v innovare l’organizzazione ossia: 1) fare meglio le stesse cose; 2) fare cose nuove partendo da quelle che già si fanno sulla base delle proprie risorse distintive; 3) fare nuove cose integrandosi con il contesto più ampio coinvolgendo attori e interessi diversi.
In sintesi gli obiettivi politici di un accordo di programma riguardano
1) lo sviluppo economico: fare del porto un nodo di traffico per certi settori merceologici e non solo un punto di passaggio della merce, in modo da attrarre nuove imprese di distribuzione, di assemblaggio o di servizi logistici a alto valore aggiunto. Promuovere la localizzazione di nuove industrie e stimolare la crescita di quelle esistenti riducendo il costo di insediamento ed elevando il livello delle infrastrutture.
2) la crescita occupazionale e dei redditi: privilegiare un modello di sviluppo che mantenga elevato il livello di qualificazione professionale degli occupati e possibilmente lo innalzi ulteriormente. Ridurre l’incidenza degli insediamenti produttivi land consuming (ossia con basso rapporto tra occupati/superficie impiegata). Favorire gli investimenti e colpire le rendite di posizione.
3) coniugare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale: riducendo il traffico su gomma a favore della integrazione tra mare e rotaia. Comprimere gli effetti negativi dello sviluppo economico del porto (inquinamento atmosferico, acustico, degrado paesistico) sulla città.
[1] Il presidente Claudio Martini a Massa il 29 giugno 2005 in una intervista la TG3Regione ha detto: la disponibilità di spazi e il loro costo sono ostacoli a processi di deindustrializzazione.[2] Occorre però stimolare le partnership tra terminalisti e operatori della logistica e del trasporto per qualificare meglio in settore delle merci varie non containerizzate in confronto a quelle in contanier
Maurizio Bettini(B)
Sinistra democratica: progetto Livorno 2020
Logistica e Porto
La firma dell’Accordo di programma tra Autorità Portuale, Comune di Livorno, Provincia e Regione, per la predisposizione del Piano Regolatore Generale del Porto, costituisce un esempio di programmazione pubblica integrata.
Sarebbe opportuno che questa modalità di collaborazione, oggi perseguita dalla legge regionale, diventasse la condizione fondamentale nell’azione di governo.
Il carattere peculiare e inedito della prospettiva, che il PRG apre, richiede una maggiore concertazione politica tra amministrazioni comunali di Livorno, Collesalvetti, Pisa e Autorità Portuale.
Con la firma dell’accordo per la realizzazione del Piano Regolatore del Porto di Livorno e con la firma del protocollo di intesa per la realizzazione di quello di Marina di Carrara, la Toscana ha posto le condizioni per ammodernare le reti e le infrastrutture dei trasporti al fine di agganciare la propria economia ai cicli internazionali.
L’ammodernamento dei porti e la costruzione della Piattaforma logistica costiera rappresentano le condizioni inderogabili per modificare la struttura economica regionale connotata da produzioni industriali mature e tradizionali, poco avanzate tecnologicamente e scarsamente orientate alla realizzazione di economie di scala e produzioni di massa necessarie per fronteggiare la concorrenza internazionale.
Lo sviluppo di innovazioni di prodotto e di processo nei settori farmaceutico, bio-medico, informatico, elettronico e la crescita di servizi logistici integrati a alto valore aggiunto costituiscono le istanze per la creazione di un nuovo modello di sviluppo.
Il porto di Livorno, fulcro centrale del sub-sistema regionale dei porti toscani, deve riuscire ad avere una maggiore vocazione internazionale essendo parte integrante e non marginale del cluster marittimo dei porti del Mar Ligure (Genova, La Spezia).
Per questa ragione, la condizione per lo sviluppo internazionale dei traffici concerne la costruzione di una rete di collegamenti ferroviari con le direttrici transeuropee. La realizzazione della Darsena Europa rappresenta una nuova opportunità di crescita del traffico container del porto. Negli ultimi sei anni, nonostante alterne vicende, il porto di Livorno è quello che ha registrato una crescita in termini relativi del traffico contenitori. La Darsena Europa punta a produrre un salto consistente nella dimensione di scala di questo importante traffico.
Un tema connesso allo sviluppo del porto è quello della crescita dell’occupazione che non deve essere raggiunta con la difesa di interessi corporativi, ormai datati, ma con la destinazione di terminali portuali a imprese dinamiche, economicamente solide e di rilievo nazionale o internazionale, capaci di investire in traffici strutturali, in servizi specializzati per certi prodotti (alimentari, componentistica non containerizzabile, componentistica per offshore, impiantistica) e in servizi logistici integrati.
Il mercato del lavoro portuale è assai diverso da quello industriale a causa della ciclicità del lavoro. Per questa ragione devono essere combattute tutte le forme di precarizzazione dei rapporti di lavoro che esasperino la flessibilità già implicita nel lavoro sulle banchine. La concorrenza economica tra i porti deve essere effettuata sulla efficienza delle operazioni portuali e non sui costi salariali della forza lavoro.
Andrea Cionini
L’iniziativa di S.D. è importante per vari aspetti, innanzi tutto si vuole ragionare di un territorio e del suo sviluppo in una prospettiva temporale di ampio respiro che non abbraccia il periodo di una sola legislatura ma va oltre, un altro aspetto è la visione territoriale non legata al solo comune di Livorno, ma che comprende anche il comune di Collesalvetti; è evidente e nella realta dei fatti come lo sviluppo economico e industriale di Livorno sia legato alla piana di Guasticce, e come i due comuni tendino ad integrarsi.
L’area di Guasticce per la sua posizione è e dovrà divenire ancora di più nel tempo l’area strategica per la piattaforma logistica costiera; la sua posizione baricentrica rispetto ai comuni di Livorno, Collesalvetti, Pisa, e allargando lo sguardo anche a Cascina e Pontedera fa si che in tale area si possono integrare i sistemi logistici presenti nei territori dei singoli comuni, porto, aereporto, interporto, sistema ferroviario, tutto questo deve trovare però negli strumenti di pianificazione territoriale ai vari livelli il loro supporto, i P.T.C delle Provincie, i Piani Regolatori Comunali, il Piano Regolatore del Porto.
A uno sviluppo industriale si deve però accompagnare anche un’attenzione particolare alle questioni ambientali, nell’area di Guasticce vi sono delle aree umide importanti da salvaguardare, ma più che altro tra Livorno e Collesalvetti vi è un sistema collinare molto esteso, ancora integro, paesagisticamento bellissimo, da salvaguardare e da valorizzare, dove è ancora importante la presenza di aziende agricole da mantenere e sviluppare, i borghi presenti in tali area (Nugola, le Parrane, Castel’Anselmo) sono borghi da recuperare con interventi puntuali e mirati al rispetto delle caratteristiche architettoniche tipiche di un borgo agricolo, eventuali espansioni edilizie dovrebbero essere limitate nelle dimensioni.
Nel piano regolatore del comune di Livorno era stato preso come limite allo svluppo edilizio della città la variante Aurelia, il cui tracciato doveva essere un limite invallicabile, allo stato dei fatti lo sviluppo della città ha già superato tale barriera, però questo non deve impedire lo stabilire un limite allo sviluppo edilizio della città, e questo lo vedo nel sistema collinare non solo per le aree tra Livorno e Collesalvetti, ma anche per le aree tra Livorno e Rosignano e Pisa, un sistema importante che come dicevo prima da valorizzare favorendo il turismo verde, con il recupero dei fabbricati abbandonati creando strutture che favoriscano la fruizione del sistema collinare partendo dai borghi sopra detti ma anche dagli altri presenti nel territorio come la Valle Benedetta, il Castellaccio, anche questi borghi hanno la necessità di un recupero attento al rispetto degli stilemi tipici dei borghi Toscani.
Ritornando alla piana di Guasticce e alla sua funzione di piattaforma logistica, per un suo pieno funzionamento occorre un sistema di infrastrutture completo ed efficiente, allo stato delle cose il mancato completamento del corridoio Tirrenico fa si che le comunicazioni con il sud Italia siano difficoltose se non carenti; se al completamento del corridoio Tirrenico si accampagna, come si dice, anche la realizzazione del lotto zero della variante Aurelia questo diviene un elemento fondamentale per le aree a sud di Livorno e in modo particolare per la costa del Romito.
Oltre al sistema stradale e autostradale occorre pensare ad un sistema di trasporto che permetta un rapido collegamento tra i comuni dell’area vasta, anni fa si parlava di un sistema di metropolitana di superficie che collegasse Livorno, Collesalvetti, Pisa, Pontedera, credo che nel futuro, spero non troppo lontano, un sistema di collegamento di tale genere sia necessario per il trasporto veloce delle persone, che allegerisca il traffico automobilistico che favorisca l’abbandono delle auto; mentre per il trasporto merci oltre al trasporto ferroviario pensare anche all’utilizzo delle vie d’acqua presenti nel territorio, attualmente scarzamente o per nulla utilizzate, lo scolmatore che potrebbe divenire una via di collegamento tra Pontedera, L’interporto, e il porto, il canale dei navicelli che è un collegamento tra la darsena Pisana e il porto di Livorno.
Queste che ho elencato sono cose non nuove se ne parla gia anni fa se non decenni, ma sono convinto che sono cose importanti e necessarie per uno sviluppo corretto del territorio in esame, e che è bene riproporle nelle occasioni come il seminario di SD, è chiaro che non basta parlarne nelle riunioni o nei convegni, di chiacchere a Livorno se ne fa tante se c’è una condivisione sulle scelte strategiche per il territorio occorre cominciare a fare i fatti e dotarsi degli strumenti necessari per la loro attuazione a cominciare dagli strumenti di pianificazione e in considerazione che il comune di Collesalvetti ha in corso l’approvazione del suo Regolamento Urbanistico e che a Livorno si parla di una variante generale al piano regolatore, potrebbero essere queste le occasione per recepire quanto sopra detto.
E’ in fase di elaborazione il piano regolatore del porto uno strumento che secondo il sottoscritto non si deve limitare a guardare all’espansione del porto (darsena Europa) ma deve servire anche a razionalizzare le aree e le banchine eliminando il caos attualmente esistente, individuando spazi per le navi da crociera, per i traghetti, per i conteiners, per le rinfuse, per le riparazioni navali; questo settore, dove lavorano centinaia di persone, e che a livello nazionale e mondiale è in piena attività, Livorno non può abbandonarlo, non si può perdere ulteriori posti di lavoro, occorre chiarire la gestione e l’utilizzo dei bacini di carenaggio, di cui quello in muratura, tra i più grandi se non il più grande del bacino del mediterraneo, costruito con i soldi pubblici, non può essere di uso esclusivo di aziende private. Il piano regolatore del porto dovrebbe affrontare un altro aspetto importante che riguarda le aree fronte porto, un aspetto che interessa in modo particolare il piano regolatore della città, ma che il piano del porto deve affrontare e regolamentare. Vi sono alcuni aspetti nel rapporto città /porto molto delicati uno è la porta a mare, piazza Mazzini, e il quartiere di borgo Cappuccini, un altro aspetto sono le migliaia di ettari di terreno occupati dai piazzali per lo stoccaggio delle auto, aree che vengono tolte ad un eventuale sviluppo della città e costringono ad espandere la città interessando terreni vergini, occorre pensare a sistemi meno invasivi per lo stoccaggio delle auto e ad un riutilizzo delle aree lasciate libere.
Sta iniziando la discussione per la revisione del piano regolatore della città, una variante che non dovrà concentrarsi solo sulla collocazione dell’eventuale nuovo ospedale e sul riutilizzo di quello esistente, ma anche su altri aspetti, però prima di procedere alla stesura del piano, ritengo sia giunto il momento e che ci sia anche la necessità di una riflessione su come si è sviluppata la città dal dopoguerra ad oggi, quali atti sono stati compiuti, come è stata ricostruita la città e cosa è stato realizzato. Una riflessione su cosa è stato fatto, di positivo e di negativo in questi 60 anni, per evitare gli errori del passato; perché non bisogna negarlo errori ne sono stati fatti, insieme a cose positive e importanti, penso alla costruzione dei quartieri di edilizia economica e popolare, via Donnini, Colline, Coteto, La Rosa, la Leccia e Scopaia, un edilizia diffusa su tutto il territorio comunale e non circoscritta in un angolo della città, si è proceduto, nell’immediato dopo guerra, ad una ricostruzione della città che riprendeva le previsioni del piano di risanamento degli anni trenta, che prevedeva tutta una serie di sventramenti, e su tale principio si sono mossi allora, demolendo fabbricati non danneggiati dai bombardamenti, ma oltre a questo sono stati permessi interventi che hanno portato alla demolizione di ville del 700 e 800 per costruire palazzi anonimi, privi di qualità architettonica, basta pensare alla piazza Attias e all’ex palazzo di vetro davanti al cisternone, per citare due esempi ma c’è ne sono molti altri, come lo sviluppo edilizio di Montenero e di altre zone realizzate senza un disegno urbanistico, e tutto questo è continuato anche con il vigente piano.
A Livorno in questo ultimo decennio si è costruito molto, e molto è ancora previsto nel vigente regolamento urbanistico, ma a questo incremento di unità immobiliari non è corrisposto un incremento della popolazione, anzi Livorno ha perso abitanti e questo
fenomeno non è stato compensato dalla presenza di immigranti, c’è da chiedersi chi abita in questi nuovi alloggi, sicuramente c’è un notevole numero di alloggi sfitti, altri sono occupati da giovani coppie o single, c’è anche un trasferimento di famiglie dai quartieri centrali ad altre zone della città in cerca di abitazioni nuove, più comode, e con facilità di parcheggio.
Livorno non ha bisogno, per il sottoscritto, di un ulteriore sviluppo edilizio, c’è bisogno invece di ripensare alla città costruita, procedere alla riqualificazione dei borghi, ai borghi ottocenteschi che si svilupparono intorno alla città Buntalentiana che sono poi la parte più vecchia della città, quartieri dove vi è stato un ricambio della popolazione, chi ha potuto ha lasciato il quartiere per i nuovi periferici, e al loro posto sono subentrati i cittadini stranieri e vi sono rimasti gli anziani o chi non ha le possibilità economiche per l’acquisto di una nuova casa. Se non si procede ad una riqualificazione di questi quartieri si corre il rischio di creare dei ghetti con problemi per la sicurezza delle persone e tensioni sociali che si stanno già manifestando in alcune zone.
Il recupero dei borghi dovrebbe iniziare con una ricerca dei grandi spazi e volumi presenti, come ad esempio la stazione San Marco, le aree dell’IPSIA da trasferire nel quartiere San Martino, all’area del mecato ortofrutticolo e alle aree occupate da attività industriali non compatibili con la residenza, da trasferire in aree esterne alla città, che potranno essere utilizzate per creare servizi rivolti agli anziani, oppure per realizzare scuole per l’infanzia, aree verdi, centri di aggregazione giovanile aree per il parcheggio delle auto; abbiamo la fortezza nuova con una grande areea verde sottoutilizzata in quanto mancano locali con servizi igienici e di ristoro, ma dove è possibile anche ricavare, negli spazi coperti interni sale per mostre o sale musicali, dove le tante band musicali giovanili potrebbero provare e fare musica senza disturbare nessuno, c’è un ampio spazio dove realizzare un cinema/teatro all’aperto. Oltre a questo si deve porre attenzione a come si interviene sui fabbricati esistenti, con una particolare attenzione al fenomeno dei frazionamenti e ai cambi d’uso dei fondi commerciali in abitazione, dove ad un incremento del carico urbanistico si deve abbinare almeno un nuovo posto auto per ogni unità immobiliare, ma un attenzione particolare deve essere posta anche al mantenimento e al recupero delle caratteristiche architettoniche e degli stilemi propri dei fabbricati con il sostegno all’uso di materiali ecologici e biocompatibili.
Un’altro aspetto importante a cui porre attenzione è l’arredo urbano, un aspetto che a Livorno è trascurato ma che invece deve divenire un elemento qualificante della città per dare il senso di una città pulita ed efficiente.
Il recupero della fascia dei borghi permetterà e faciliterà anche la riqualificazione del centro città, l’area Buontalentiana in cui è forte la presenza di funzioni ed istituzioni pubbliche ma anche di importanti aree commerciali che non devono rappresentare un problema ma una risorsa da valorizzare e rilanciare per l’economia cittadina, tramite una politica accorta che permetta la sosta delle auto private in zone apposite poste lungo la fascia dei borghi e l’utilizzo del trasporto pubblico.
Le aree commerciali del centro città sono un elemento da riqualificare e da rilanciare anche in funzione del turismo che passa per la città, partendo innanzitutto da un cambio di atteggiamento da parte degli operatori del settore con orari prolungati e con un ammodernamento delle strutture a cui si deve accompagnare una riqualificazione degli spazi pubblici mi riferisco in modo particolare ai portici di via Grande, per i quali sarebbe opportuno definire chi e come fa la manutenzione della pavimentazione e dell’arredo urbano.
Il fabbricato del mercato centrale potrebbe assumere le caratteristiche di un centro commerciale moderno con l’utilizzo di tutti gli spazi presenti al suo interno, l’incremento delle superficie di vendita e l’apertura dei negozzi al pomeriggio e la riqualificazione degli spazi esterni, tutto questo allo scopo di attirare il turista che passa frettolosamente e distrattamente per la città.
Livorno è una città che non sa “vendersi”e non sa guardarsi nemmeno intorno per vedere cosa hanno fatto altre città nella sua stessa situazione di crisi; la situazione economica della città è grave sia per cause internazionali e nazionali, ma anche per cause nostre dovuta all’incapacità degli addetti ai lavori politici e imprenditori ad avere una visione più ampia di quella comunale. Con la crisi dell’industria statale e la liquidazione delle attività presenti nel territorio livornese abbiamo puntato sul settore della componentistica auto, in mano, per la grande maggioranza, a multinazionali straniere, un settore instabile legato all’andamento del mercato e sempre alla ricerca di aree in cui la mano d’opera costa meno, occorreva e occorre fare un salto di qualità puntare a settori dell’industria nuovi all’alta tecnologia, alla ricerca, all’informatica, e per fare questo occorre attrarre le industrie del settore dotandosi di aree adeguate e con incentivi appropriati.
Ritengo però che non basti una economia basata solo sulle attività portuali e industriali legate più o meno alle nuove tecnologia per favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale di una città, il rilancio economico, come è avvenuto per alcune città Europee, passa anche dal saper attrarre i turisti e per fare questo occorre che la città si doti di strutture adeguate, come minimo sarebbe già importante che i turisti in transito dal porto verso le isole dell’arcipelago, per la Sardegna e la Corsica avessero la possibilità di visitare la città, almeno il centro cittadino, cosa che non è possibile in quanto in porto manca un luogo sicuro dove depositare i bagagli.
Livorno non è una città d’arte come Firenze, Siena, Pisa, Volterra, non può competere in questo settore con queste città, però vi sono altri tipi di turismo legato ad eventi culturali (mostre) ad eventi sportivi (manifestazioni e tornei) a convegni, o ad attività fieristiche, Livorno con il suo microclima mite può essere l’ideale per questo tipo di turismo, purchè si doti delle strutture adeguate; a Livorno manca una sala convegni degna di questo nome, non c’è bisogno di imitare Bilbao con il suo Gugghenaim museum per allestire mostre importanti, Villa Mimbelli ha ospitato mostre importanti, di richiamo nazionale, come l’ultima su Fattori, però si può fare di più e diversificare l’offerta; anni fa veniva realizzata una mostra biennale (se ricordo bene) di arte contemporanea ed era stato realizzato a villa Maria il museo progressivo di arte contemporanea con opere di importanti artisti contemporanei, la biennale ormai è un ricordo sbiadito e le opere del museo sono imballate da qualche parte, così come sono imballati i reperti del museo archelogico e numismatico di Enrico Chiellini.
Anche l’attività fieristica può essere un elemento di rilancio economico ed occupazionale purchè vi siano le aree e le strutture adeguate non certamente la piccola area del forte San Pietro in Venezia come si ventilava non poco tempo fa.
Per concludere, il rilancio della città per uscire dalla crisi che l’attanaglia ha bisogno di scelte a breve, medio, e lungo periodo la classe politica ed imprenditoriale abbiano il coraggio e le idee per fare delle scelte coraggiose, sarebbe opportuno che tutti insieme si mettano davanti ad un tavolo per decidere il futuro di questa città e del suo territorio, la variante generale al piano regolatore è l’occasione per dotarsi di uno strumento che permetta in un contesto di sviluppo sostenibile la rinascita della città.
Relazione sul decentramento
P. Betti – E. Carpenè – F. Fanigliulo
Circoscrizioni Sì o No?
- Ormai è sulla bocca di tutti questa domanda.
- Non solo le forze politiche ma purtroppo, anche, i cittadini si chiedono se è veramente utile tenere ancora in piedi questi enti, a cosa servono, quale sia la loro funzione, specialmente in questi tempi in cui la parola d’ordine è tagliare, ridurre i costi.
- Quante riunioni sono state fatte sull’argomento. Sono anni ormai che nelle varie riunioni, si afferma che le circoscrizioni sono importanti, che sono l’organo politico più vicino ai cittadini, che rappresentano il punto di riferimento locale più importate per le problematiche del territorio,
- Da anni è stato istituito addirittura uno specifico assessorato sul decentramento, ma nonostante ciò a tutt’oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: le circoscrizioni sono degli organismi abbandonati a se stessi, ed hanno perso quasi completamente il carattere politico e partecipativo che dovrebbe avere nonostante che siano elette direttamente dai cittadini.
- A questo punto se non vogliamo tornare indietro nel tempo azzerando quest’esperienza democratica, ma vogliamo veramente affrontare il problema delle circoscrizioni bisogna cambiare registro: non ci si può limitare all’ennesima dichiarazione d’intenti.
- Tante volte abbiamo espresso il desiderio di come vorremmo che fossero le circoscrizioni, ma non ci siamo mai fermati a capire il perché non sono come vorremmo e cosa possiamo fare in concreto per farle diventare così come le desideriamo.
- E’ quello che abbiamo cercato di fare nel nostro piccolo, noi rappresentanti di Sinistra Democratica nei consigli circoscrizionali.
- Riteniamo che il problema vada affrontato su tre livelli:
1) Cosa, in passato, ha innescato questo processo di decadimento delle circoscrizioni
2) A chi giova, nel presente, mantenere questo stato di cose
3) Cosa, in futuro, si può fare concretamente per cercare di migliorare la situazione
- Secondo il nostro parere le circoscrizioni hanno incominciato a perdere il loro ruolo dall’entrata in vigore della legge sull’elezione del Sindaco (legge n. 81 del 25 marzo 1993).
- Volente o nolente questa legge ha favorito l’accentramento del potere decisionale nelle mani del Sindaco e della Giunta, emarginano sempre più gli altri organi politici, quali il consiglio comunale e circoscrizionale.
- La crisi dei partiti poi ha favorito questo processo. Le beghe interne, il personalismo, il basso profilo sia culturale che morale di molti dei rappresentati politici, soprattutto fra quelli messi in posti chiave dell’amministrazione pubblica, ha portato ad una sfiducia e, quindi, ad un allontanamento dei cittadini. Tutto ciò ha provocato un isolamento ed un indebolimento del potere politico nei confronti di quei poteri che sia a livello locale che nazionale sono diventati sempre più forti: il potere economico e quello finanziario.
- Sono questi i poteri che dettano le leggi, l’apparato politico costituito dalla giunta e dal sindaco, deve solo eseguire. Gli altri organi, di confronto e di discussione per meglio delineare i progetti, quali appunto i consigli comunali o di circoscrizione, devono essere emarginati, fanno solo perdere tempo.
- E’ quello del resto che succede anche a livello di governo centrale, dove sempre più si va avanti a forza di decreti per emarginare il parlamento come luogo in cui si può produrre decisioni.
- Ecco a chi giova questa situazione, proprio a questi poteri forti, che hanno tutto l’interesse ad impedire che nelle decisioni si segua una linea politica, ma si agisca in funzione dei loro bisogni: non è vero che siamo in regime di mercato libero, il mercato cambia in funzione dei bisogni di questi poteri forti, sono loro che dettano le leggi di mercato, altro che libero!
- Di esempi se ne possano fare tanti, anche a livello locale:
” a Livorno si continua a costruire case, sebbene sul mercato ve ne sia già un numero enorme e nonostante ciò il loro costo non si abbassa, anzi. A chi giova tutto ciò? Quale linea politica è stata seguita?”
Certo non si vuole tornare indietro a quando il dibattito consiliare era prevalentemente ostruzionismo politico; ma attualmente quanto tempo necessita per una discussione preventiva su opere importanti, rispetto al tempo che occorre per la sua realizzazione? Pochi mesi per il dibattito preliminare e molto spesso a ridosso di scadenze non procrastinabili e poi anni per vedere realizzato il progetto che nel frattempo ha evidenziato molti limiti nella sua progettazione
- Cosa si può fare?
- E’ inutile farsi illusioni, il mondo politico è abbastanza impotente di fronte a tutto ciò. Il potere economico e finanziario è diventato troppo forte, ha mezzi strumentali potentissimi che il mondo politico non ha e non avrà mai.
- Solo un aspetto, secondo noi, potrebbe invertire questa tendenza. Se il mondo politico non ha i mezzi strumentali di quello economico, però ha qualcosa d’importantissimo e in sostituibile: il” materiale umano”.
- E’ inutile nasconderlo o continuare a dircelo sotto voce: nella maggior parte dei casi, i posti più importanti sono occupati non dai veri uomini politici, da quelli cioè che “hanno qualcosa dentro”, ma da mezze figure in grado solo di eseguire degli ordini, utili solamente a chi ha deciso di metterli in quei posti.
- Per esempio, per la nomina del Presidente della Circoscrizione, proponiamo una cosa semplice: si faccia espressamente riferimento anche alle preferenze ricevute nella consultazione elettorale e non solo alla necessità degli equilibri partitici nell’assegnazione dell’incarico.
- Ecco, noi riteniamo che se i partiti politici, avranno il coraggio di fare un po’ di pulizia interna anche se, in un primo tempo, ciò comporterà qualche rischio elettorale, forse qualcosa cambierà.
- Un processo di questo tipo non può che iniziare dal basso, dal livello locale: del resto riteniamo che questo sia anche uno dei motivi, se non il principale, che sta spingendo tutti noi a fondare una nuova forza “per la Sinistra”, di cui forse tutti, e non solo noi, ne abbiamo bisogno.
- Come si può notare non proponiamo nuove leggi o nuovi regolamenti, quelli esistenti bastano e ne avanzano: si tratta di trovare le persone giuste capaci metterli in pratica e che abbiano la volontà politica di farlo.
- L’art. 45 del regolamento sul decentramento di Livorno, dice testualmente:
ART. 45 – DELEGA DI FUNZIONI DEL SINDACO
1. Il Sindaco può temporaneamente delegare al Presidente di Circoscrizione lo svolgimento
di funzioni proprie attinenti alla competenza o all’ambito territoriale della Circoscrizione.
2. Previa comunicazione al Prefetto, il Sindaco può delegare al Presidente di Circoscrizione
l’esercizio delle funzioni di ufficiale di governo nelle materie previste dalla legge.
- Eppure non è stato mai applicato, se non in casi sporadici e del tutto marginale!
- Riteniamo che il vero problema delle circoscrizioni sia questo, e non il loro numero, cinque o tre, e neppure il numero dei consiglieri, 20 o 16: e nemmeno i costi dei gettoni di presenza.
- Il problema non è sulla quantità ma sulla qualità, e questa può essere decisa solo dai partiti, basta che incomincino ad avere il coraggio di mettere le persone giuste al posto giusto! E si permetta alle circoscrizioni ed al consiglio comunale di svolgere il loro ruolo propositivo.
Livorno 5/6 dic 2008
Francesco Fanigliulo
- Quando ti rendi conto che nella società in cui vivi, considerata fra le più avanzate del mondo, c’è stato un capovolgimento: il problema non è più la povertà ma i poveri, non la disoccupazione ma i disoccupati,non l’emarginazione ma gli emarginati………
- Quando ti rendi conto che la preoccupazione di chi governa questa società non è più quello di contrastare la povertà, la disoccupazione, l’ emarginazione….. ma di contrastare i poveri, i disoccupati, gli emarginati, allo scopo di renderli inoffensivi o addirittura di renderli trasparenti, invisibili, come se non esistessero o non siano mai esistiti……….
- Quando ti rendi conto che il mondo politico, soprattutto quello che storicamente è stato sempre vicino a queste problematiche, di fronte a tutto ciò è impotente, anzi continua a inseguire personalismi o nicchie di potere o, al più, limitarsi a qualche dichiarazione di intenti.
- Allora incominci a fermarti, incominci a rimenere disorientato……… ………..incominci ad aver paura.
- E’ quello che sta succedendo a me e, credo, a tanti altri come me!!!
- La società non è più quella di Peppone e Don Camillo. Una volta la vita comunitaria era gestita dal mondo religioso e da quello politico, alla cui base c’erano dei principi, dei valori, su cui si può discutere quanto ci pare, ma non si può negare che hanno costituito il punto di riferimento, il punto di aggregazione per tante generazioni ………….. quelle che con il loro sacrificio e le loro battaglie hanno permesso di raggiungere la democrazia.
- Ora non è più così; a gestire la società ora è il potere economico/finanziario, è un potere potentissimo che ha completamente sovrastato sia il mondo politico che quello religioso.
- E’ questo potere che detta le leggi, che stabilisce le linee guida di sviluppo di un comune, di una città, di una nazione.
- Alla base non vi sono dei principi o dei valori, ma solo delle esigenze economiche e finanziarie. Il cosiddetto mercato libero, vanto di una certa politica liberista, non è affatto libero, ma condizionato dalle suddette esigenze.
- E tutto ciò sia a livello nazionale che locale:
- il mercato immobiliare, dove si continua a concedere licenze edilizie, quando si sa benissimo che ci sia già un surplus di case vuote sul mercato,
- si parla di offshore quando si sa benissimo che non potrà mai risolvere il problema energetico in quanto anche il gas è una fonte ad esaurimento come il petrolio, ecc…….
- Non c’è una linea politica alla base di queste decisioni, ma solo la necessità di soddisfare i bisogni di questo potere economico.
- E’ inutile negarlo, né tantomeno continuare a dircelo sottovoce: da anni ormai le varie amministrazione, indipendentemente dalla loro composizione politica, non fanno altro che eseguire gli ordini impartiti da questi poteri forti.
- “è veramente penoso vedere partiti che nella loro storia hanno avuto persone che hanno sacrificato anche la propria vita per la difesa di un diritto, ora invece, pur di conservare la sua piccola nicchia di potere, ridursi a servire chi sta cercando di cancellare quel diritto!
- E’ vero, è difficile contrastare questo stato di cose. I mezzi strumentali sono tutti in mano al potere economico: le banche, i mass media ecc..
- Forse è giunto il momento per i partiti politici, almeno quelli di sinistra, di affidarsi all’unica risorsa che hanno: il materiale umano.
- Basta con gli incarichi dati a persone di comodo, a persone che non avranno mai la capacità o il coraggio di opporsi a ben determinate direttive.
- Soprattutto nei partiti di sinistra c’è un materiale umano enorme e di alto livello: gente che ha “qualcosa dentro”. Sono quelle persone che da anni ormai sono state escluse da qualsiasi incarico, proprio perché inaffidabili per questi poteri forti.
- E’ difficile, ma si deve assolutamente tentare. Subito, prima che sia troppo tardi, prima che il cittadino si allontani definitivamente dalla politica.
- ” la gente non è stanca della politica, ma del basso profilo della gente che la rappresenta e questo il modo della sinistra non se lo può permettere : il materiale umano è l’unica risorsa che abbiamo”
- Del resto credo che se stiamo qui a cercare di formare una nuova forza di sinistra, è proprio per questo ! Ridare alla sinistra il coraggio di affidare la messa in atto della propria linea politica, a quelle persone capaci di agire in base a quei valori, a quei principi, che da sempre hanno costituito il patrimonio della nostra storia politica.
- Qualcuno ha già avuto il coraggio di iniziare!
- Gli studenti, i lavoratori, ed ora anche una grande forza sindacale, come la CGIL, hanno deciso di scendere in piazza e fra pochi giorni, il 12 dicembre, lo dimostreranno; che i nostri partiti politici incomincino almeno ad aver il coraggio di non lasciarli soli !
Vincenzo Baggiani
Alla domanda se la politica sia in grado di governare i processi del mercato e dell’economia onde evitare le crisi cicliche che affliggono il capitalismo di terza generazione rispondo no!
Ma rispondo di Si se la se per politica si intende quella partecipata e orizzontale che parte dal basso e da ascolto e risposte concrete ai bisogni delle persone.
Occorre uscire dal circuito perverso dell’autoreferenzialità dei partiti che strizzano l’occhio alle lobby economiche e ai gruppi di potere organizzati.
Occorre quindi investire tempo e risorse nello sviluppo di metodi partecipativi che offrano un modello di politica orizzontale in grado di colloquiare positivamente con le istituzioni e le strutture organizzate sulla delega e sulla democrazia rappresentativa sui si basa il funzionamento dello stato. Soltanto percorrendo questa strada sarà possibile offrire l’immagine di un partito nuovo che sia in grado di raccogliere il disagio della società civile livornese e del mondo giovanile.
Un partito nuovo non può permettersi di scopiazzare i vecchi metodi del centralismo democratico nè tanto meno basarsi su metodologie di lavoro carsiche di governo dei territori.
Per venire alle questioni programmatiche legate al ns territorio e alla crisi che lo investe in tutti settori economici e sociali- frutto dei processi di globalizzazione e delocalizzazione industriale del new liberismo deregolamentato che di fatto ha desertificato di industrie la provincia di Livorno- credo sarebbe suicida procedere con i vecchi metodi campanilistici, in quanto la crisi globale non può essere affrontata con il debole e frammentato localismo comunale, ma occorre fare squadra unire i territori ed aprire dei tavoli di emergenza, che si pongano di fronte alle molte questioni da risolvere. Occorre anche pensare a modelli di sviluppo diversificati fuori dai soliti assi porto-pubblico impiego-edilizia-pensioni su cui si regge la penosa economia livornese.
Quando dico questo penso alle energie rinnovabili, al turismo,alle nuove tecnologie, all’ecologia, ai rifiuti,alla logistica, alle politiche attrattive che possano stimolare e richiamare imprenditori senza che questi saccheggiano il territorio, alla trasformazione urbana come opportunità di sviluppo e di lavoro e di socialità. Occorre un piano di rialfabetizzazione culturale che non può essere attuato in tempi brevissimi, in quanto l’istruzione richiede tempo e risorse per il recupero e la riconversione della forze disoccupate o in attesa di disoccupazione. Non sarebbe male in tale contesto ripensare alle sinergie tra il canale della formazione alimentato dai fondi UE e quello dell’istruzione statale.
Per quanto attiene alla situazione legata alle circoscrizioni credo che le politiche di governo dei quartieri, investiti dallo sgretolamento del tessuto sociale per effetto delle politiche neo liberiste che esaltando l’individuo a scapito della dimensione collettiva, debbono essere rivolte al recupero della partecipazione e dell’impegno collettivo rinnovando spazi e creando luoghi e occasioni di integrazione reale tra le molteplici etnie presenti in centro che al momento vivono in realtà separate.
In tale ambito gli organi di partito e la politica dovrebbero essere recettivi ai programmi, ai bisogni, alle proposte che pervengono o che potrebbero pervenire dal basso.
Solamente se si riesce a instaurare questo scambio si potrà dare dignità al concetto di cittadinanza politica. Pertanto occorre lavorare urgentemente ad un progetto di coinvolgimento della gente che parta dai quartieri e che sia in grado di comunicare con le strutture del partito che poi si faranno portavoce nelle sedi istituzionali.
Venendo a proposte di quartiere credo che per il centro sia fondamentale quanto segue:
un progetto di riqualificazione urbana partecipato nell’ottica organica di ripensare ad una nuova città ;
alla costruzione di un centro civico nella fortezza nuova e alla sua rivalorizzazione;
alla valorizzazione turistica e di trasporto dei canali d’acqua;
alla valorizzazione delle numerose cantine chiuse da anni;
al problema della casa e dei canoni di affitto equo e solidale;
agli ostelli per la gioventù e turismo;
alla istituzione di un isola ecologica pedonale nel centro;
alla delocalizzazione del mercato centrale e di quello rionale
al vigile di quartiere.
Vincenzo (Baggi@hotmail.it)








